Escursionisti di apss ABAZIA di Badia Calavena (VR) lungo un cammino che unisce bellezza e spiritualità, con l’obiettivo finale di una salita alpinistica
Il ghiacciaio del Khumbu (in copertina) è la porta d’accesso alla montagna più alta del mondo, quella che su versanti differenti i nepalesi chiamano Sagammtha «fonte del cielo» ed i tibetani Cho-molungma «dea madre dell’universo».
Un impegnativo trekking, verso il campo base dell’Everest, a 5364 metri d’altezza, senza trascurare la salita alpinistica di una vetta.

Con questo animo Giuseppe (Beppe) Pighi e la moglie Nicoletta Tosi (nella foto a sinistra) si sono rimessi in viaggio a metà di ottobre e la prima parte del loro programma è già una realtà, oggi 23 ottobre 2025, nonostante un forte vento hanno raggiunto la vetta di 5545 metri del Kala Patthar, balcone sulla parete Sud del «tetto del mondo» e sui vicini Lhotse e Nuptse. «Essere in questi posti per me equivale a tornare a casa», ammette Beppe Pighi, alpinista all’ennesima esperienza himalayana.
Assieme a escursionisti e alpinisti di tutto il mondo, nella cittadella di tende, sventolano il gagliardetto della FIE-Federazione Italiana Escursionismo e quello di apss ABAZIA di Badia Calavena associazione affiliata alla FIE e di cui il Beppe e la moglie sono soci.
La vista si riempirsi di bellezza, intorno al «balcone» sopra Namche spuntano infatti cime come il Kangtega e il Tharmserku che sfiorano i settemila metri ed il cuore si riempe di gioia.
Il trekking per raggiungere il Kala Patthar ha superato il passo Periche (4.280) e l’ultimo villaggio permanentemente abitato, Lobuche (4.900), per seguire la via normale di salita al «balcone sull’Everest» passando a poca distanza dalla famosa «piramide» di ricerca installata dal CNR, attualmente il più alto (5.050) laboratorio scientifico al mondo.

Il ritorno verso casa con tanti ricordi e qualche malinconia, non è stato dei più facili, L’esperienza, l’intuizione ed una dose di fortuna hanno permesso di capire il veloce mutamento del tempo e scegliere di accelerare la discesa e la scelta dell’elicottero per raggiungere la capitale nepalese, a sole 24 ore dalle bufere e devastanti frane che hanno luttuosamente colpito la zona. Quando gli spiriti della montagna mandano segnali chi è saggio li ascolta conclude il Pighi.
Il Trekking nel suo complessivo svolgimento è transitato anche da Al Thukla Pass, 4.830 metri di altitudine, dove sorge il «Memoriale» dedicato a quanti hanno perso la vita cercando di salire la grande montagna. I «chorten» (tempietti devozionali buddisti, ndr) dellepiù svariate forme e misure. sparsi sulla spianata del passo, con le bandiere di preghiera lasciate al vento, con incisi nella pietra o scritti su piatti di stagno, nomi di sconosciuti ed altri famosi come quello Babu Chiri Sherpa era uno straordinario scalatore nepalese che perse la vita nel 2001 durante la sua undicesima ascensione al monte Everest precipitando in un crepaccio profondo quasi 100 metri o di Scott Fischer, l’alpinista statunitense morto nel 1996 nella tragedia resa famosa dal libro di John Krakauer «Aria sottile» e dal film «Everest».
Beppe Pighi, classe 1957, gestisce con la moglie un negozio di outdoor in centro a Verona; da sempre è trekker, arrampicatore e narratore per la FIE.
Oltre al suo contributo nel 1990, assieme a Maurizio Boni e Maria Grazia Comini, sulla ricerca del Sentiero Europeo E7, inizia nel 1999 a raccontare le sue molteplici avventure sulla rivista ufficiale della FIE-Escursionismo avendo anche la prima pagina, sulla rivista del Comitato Regionale Veneto “Le vie dei monti”, sempre per la FIE sulla rivista “Sentieri” ed infine sul notiziario di apss ABAZIA “Passo dopo Passo”.
Ha raccontato il Nepal, molta Asia, il sud America e la Patagonia, creando sempre bellissime raccolte di fotografie raccolte in CD presentati da CAI e FIE. La sua più bella avventura? Sono sicuro che appena tornerà esclamerà: «quella di quest’anni prossimo»!

