Il Cammino di Bonaria come esperienza di inclusione con il Progetto Filippide Cagliari e Sud Sardegna

Ogni passo una storia, ogni storia un cammino.

Ogni cammino racconta una storia.
Ma ce ne sono alcuni che, passo dopo passo, riescono a raccontarne molte insieme. Raccontano storie di territori antichi e di paesaggi che custodiscono memoria, di fede e di cultura, di tradizioni tramandate e di silenzi carichi di senso. Ma soprattutto raccontano storie di persone.
Il Cammino di Bonaria è uno di questi cammini.

Un itinerario che attraversa la Sardegna da nord a sud, collegando idealmente e fisicamente comunità, borghi, campagne e città. Un cammino che, grazie all’incontro con il Progetto Filippide Cagliari e Sud Sardegna e con l’Associazione Diversamente OdV, e FIE Sardegna si sta trasformando sempre più in un’esperienza concreta di inclusione, relazione e crescita condivisa.

Qui il camminare non è soltanto uno spostamento nello spazio geografico. È presenza. È ascolto. È cura.
È la scelta consapevole di procedere insieme, rispettando i tempi di ciascuno, accogliendo i limiti come parte del percorso e riconoscendo il valore di ogni passo, anche di quelli più incerti o faticosi.

Il Cammino di Bonaria: un viaggio tra fede, identità e lentezza.

Il Cammino di Bonaria si sviluppa per 353 chilometri, suddivisi in 14 tappe, collegando Olbia a Cagliari. Nato nel 2020, si inserisce nel solco dei grandi itinerari europei come il Cammino di Santiago e la Via Francigena, proponendo una modalità di viaggio lenta, sostenibile, accessibile e profondamente rispettosa dei territori attraversati.

Il suo nome richiama la Madonna di Bonaria, patrona della Sardegna. La Basilica di Nostra Signora di Bonaria, affacciata sul mare di Cagliari, rappresenta la meta finale del pellegrinaggio: un luogo simbolico, spirituale e identitario per l’intera isola.

Attraversare il Cammino di Bonaria significa attraversare una Sardegna autentica, lontana dalle narrazioni frettolose. Una Sardegna fatta di borghi silenziosi, campagne aperte, colline che richiedono fatica, fiumi che segnano confini naturali e sentieri che raccontano storie antiche.

Ogni tappa è un incontro. Con i luoghi, certo, ma soprattutto con le persone. Con comunità locali che accolgono, ascoltano, accompagnano. Con una Sardegna che si apre al dialogo e alla condivisione.
Ed è proprio questa apertura a rendere il Cammino di Bonaria un terreno fertile per progetti sociali capaci di lasciare un segno profondo.

Camminare come scelta culturale e sociale

Il cammino, inteso come pratica lenta e consapevole, è una scelta culturale prima ancora che fisica. Camminare significa sottrarsi alla logica della velocità, dell’efficienza a ogni costo, della performance continua.
Significa concedersi il tempo dell’osservazione, dell’ascolto, dell’adattamento.

Nel Cammino di Bonaria questa scelta diventa anche una scelta sociale. Il percorso non è pensato per pochi, ma per essere accessibile, accogliente, capace di adattarsi alle persone che lo attraversano.

È in questo contesto che l’incontro con il Progetto Filippide assume un significato profondo e naturale.

Il Progetto Filippide: lo sport come strumento di autonomia e relazione

Il Progetto Filippide è una realtà attiva a livello nazionale e internazionale che utilizza lo sport come strumento educativo, riabilitativo e sociale per persone con disturbo dello spettro autistico.

Alla base del progetto c’è una visione chiara e radicale:
lo sport non è performance, ma relazione.
Non è competizione, ma possibilità di crescita.

Camminare insieme, in questo contesto, significa imparare a fidarsi, affrontare le difficoltà, riconoscere i propri limiti e valorizzare le proprie risorse. Ogni tappa diventa un laboratorio a cielo aperto in cui lavorare su competenze fondamentali: l’autonomia, la gestione della fatica, la collaborazione, la comunicazione, l’autostima.

Il cammino offre una struttura chiara ma non rigida, una cornice che rassicura e allo stesso tempo stimola. Il ritmo lento, l’ambiente naturale, la ripetizione dei gesti, la previsione delle tappe: tutti elementi che favoriscono un’esperienza significativa per le persone con autismo.

Nel contesto del Cammino di Bonaria, questa filosofia trova una dimensione ideale. L’attività sportiva si trasforma in esperienza di vita. Il cammino diventa un linguaggio universale, capace di parlare a tutti senza bisogno di traduzioni.

In Cammino con l’Autismo: un progetto che unisce territori e persone

Le tappe percorse dal gruppo rientrano nel progetto In Cammino con l’Autismo, realizzato in sinergia con l’Associazione Diversamente OdV, e sostenuta da FIE Sardegna, da anni impegnata nel miglioramento della qualità della vita delle persone con autismo e delle loro famiglie.

Ogni uscita è progettata con grande attenzione. Nulla è lasciato al caso.
I tempi sono quelli del gruppo. Le distanze vengono affrontate con gradualità. Ogni passo è adattato alle capacità dei partecipanti.

Qui l’inclusione non è un principio astratto o una parola chiave da inserire in un progetto. È una pratica quotidiana fatta di ascolto, pazienza, presenza costante. È la capacità di rallentare quando serve, di aspettare, di sostenere senza sostituirsi, di accompagnare senza dirigere.

Il gruppo diventa una comunità temporanea in cammino, dove ciascuno ha un ruolo e un valore.

Le tappe: la fatica condivisa come valore

Le recenti tappe percorse dal gruppo – Fordongianus–Mogorella, Mogorella–Usellus e Usellus–Sini – hanno rappresentato momenti particolarmente significativi di questo percorso.

Si tratta di tratti impegnativi, caratterizzati da dislivelli importanti e da passaggi che mettono alla prova anche camminatori esperti. La salita al Monte Grighine, in particolare, rappresenta una sfida fisica e mentale.

Eppure, queste difficoltà non diventano ostacoli insormontabili. Al contrario, si trasformano in occasioni di crescita.
Gli atleti del Progetto Filippide affrontano la fatica con determinazione, sostenuti da volontari, accompagnatori e dalle comunità locali.

La fatica, quando è condivisa, cambia significato. Non è più un limite, ma un’esperienza che unisce. Ogni salita superata insieme rafforza il senso di appartenenza e la consapevolezza che il cammino è, prima di tutto, un’esperienza collettiva.

Sicurezza, competenza e rete: il valore del camminare insieme

Ad accompagnare il cammino sono stati Pierangelo Cappai, Roberto Bonini e Andrea Casu, capaci di trasformare ogni tappa in un’esperienza formativa, dove il camminare diventa anche conoscenza del territorio e rispetto dell’ambiente.

Prezioso anche il supporto dell’Associazione Cammino di Bonaria, che mette a disposizione una profonda conoscenza del percorso e dei luoghi attraversati, rendendo ogni tappa accessibile e accogliente.

Fondamentale è il ruolo degli Accompagnatori Escursionistici certificati FIE – Federazione Italiana Escursionismo. La loro presenza garantisce sicurezza, competenza e attenzione costante ai bisogni del gruppo.

Accanto al gruppo hanno camminato anche figure significative come Gigi Mura, Presidente Regionale FIE Sardegna, e Antonello Menne, fondatore del Cammino di Bonaria, Arcangelo Puddori ex presidente Fie Sardegna e Franco Doneddu ex CTF.


La loro presenza non è stata solo simbolica. È stata concreta, quotidiana, fatta di passi condivisi, di ascolto, di fatica affrontata fianco a fianco.

Camminare come racconto che continua

Il Cammino di Bonaria non si ferma.
Ogni nuova tappa è annunciata come un invito aperto alla condivisione.

Le comunicazioni che accompagnano il percorso raccontano non solo le date e i luoghi, ma il senso profondo dell’esperienza:
camminare insieme, sostenersi nei passaggi più impegnativi, gioire dei traguardi raggiunti.

Le spille del Cammino di Bonaria: piccoli segni di un grande percorso

Nel frattempo, i ragazzi del progetto si sono messi all’opera per realizzare le spille ufficiali del Cammino di Bonaria.
Ogni spilla è fatta con cura, passione e gioia. È un simbolo di appartenenza, impegno e inclusione.

La possibilità di personalizzarle – con un nome, una frase, un simbolo – rende questi piccoli oggetti portatori di un significato profondo.
Non sono semplici souvenir, ma segni concreti di un cammino condiviso.

La locandina come strumento di orientamento e inclusione

Accanto alle spille, il Progetto Filippide ha introdotto un ulteriore strumento di comunicazione inclusiva: una locandina del Cammino di Bonaria adattata con segni e simboli riconoscibili per i ragazzi con disturbo dello spettro autistico.
Non si tratta di un semplice supporto informativo, ma di una vera e propria mappa relazionale del cammino. I simboli aiutano ad anticipare le tappe, a riconoscere i momenti della giornata, a dare forma e prevedibilità all’esperienza.
La locandina diventa così un punto di riferimento rassicurante, uno strumento che favorisce l’autonomia, la comprensione del percorso e la partecipazione attiva.
Anche qui l’inclusione non è adattamento forzato, ma attenzione concreta ai bisogni, capacità di tradurre il cammino in un linguaggio accessibile, rispettoso e condiviso.

Verso Bonaria, passo dopo passo.

Il percorso non è ancora concluso.
Tappa dopo tappa, il gruppo del Progetto Filippide, insieme all’Associazione Diversamente OdV, continua ad avanzare lungo il Cammino di Bonaria.

L’arrivo alla Basilica di Nostra Signora di Bonaria, previsto per il 24 maggio, rappresenterà una meta simbolica e reale. Ma il valore del cammino non sta nell’arrivo.

Sta nel modo in cui viene percorso.

Ogni passo racconta una storia di inclusione possibile.
Di sport che diventa linguaggio universale.
Di territori che si aprono all’incontro.

Il Cammino di Bonaria, vissuto attraverso il Progetto Filippide, dimostra che camminare insieme può davvero cambiare lo sguardo sul mondo: renderlo più lento, più attento, più umano.

Perché quando il passo è condiviso, il cammino diventa casa.

Testo  a cura di Elisena Pintus

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