Un cammino millenario nel cuore della Capitanata dove storia, fede e natura si intrecciano lungo l’antico Tratturo L’Aquila-Foggia Dalle rovine di Civitate, alle tracce albanesi e ai sapori della tradizione pastorale, un patrimonio UNESCO da riscoprire a passo lento
Nel cuore della Capitanata, al confine tra Molise e Puglia, si snoda uno dei più affascinanti tratti del Tratturo Regio L’Aquila-Foggia, noto come «Tratturo Magno». Un cammino millenario, ancora ben leggibile sul terreno, che unisce paesaggi e cultura, ma anche le tracce vive della transumanza, della fede e di antiche città scomparse. La transumanza, riconosciuta nel 2019 come patrimonio culturale immateriale dall’Unesco, non fu soltanto un’attività economica, ma un vero e proprio sistema di vita che generò ricchezza, identità e coesione sociale. Lungo i Tratturi si costruirono borghi, conventi, chiese, palazzi, che ancora oggi testimoniano la vitalità di quei territori. In un’epoca segnata da crisi ambientali e spopolamento, la transumanza si rivela risorsa viva per un futuro sostenibile, in cui passato e innovazione si incontrano lungo le vie del cammini.
Il Tratturo Magno non è solo Medioevo. Il «cammino» tocca i resti di Tiati, antichissimo insediamento dei Dauni, poi municipium romano col nome di Teanum Appulum. Poche tracce sul terreno, ma il patrimonio è stato raccolto e valorizzato nel Museo Archeologico di San Paolo di Civitate, all’interno del chiostro dell’ex convento di Sant’Antonio da Padova. Un luogo che racconta l’importanza storica di quest’area e il contesto storico-geografico in cui si è sviluppata la transumanza, con sezioni su Tiati/Teanum Apulum, il mondo dauno, la romanizzazione e il Medioevo.
Il Tratturo Magno è molto più di un sentiero: è una linea del tempo incisa nella terra, che unisce la transumanza alla spiritualità popolare, l’archeologia alla memoria rurale. Lungo queste vie erbose, si è costruita nei secoli un’economia diffusa e sostenibile, una cultura mobile e inclusiva, un’identità territoriale fondata sulla resilienza e sull’incontro. È un’eredità fragile ma ancora viva, che attende di essere camminata, raccontata e soprattutto tutelata. In un’epoca in cui il turismo lento e sostenibile cerca nuovi orizzonti, questo tratto di tratturo, da Civitate a San Paolo, è una via verde che sa emozionare, insegnare e far riflettere. Un viaggio nel tempo che comincia… con il passo di un cammino.

