È ancora notte fonda ma le luci si accendono lo stesso nelle case degli escursionisti toscani. una colazione rapida ,un ultimo controllo a zaino e valigia e si parte alla volta di Villa Costanza per non arrivare in ritardo al bus che ci porterà in Piemonte, ad Avigliana ,al raduno federale della FIE.
Nemmeno il lungo viaggio in autobus spegne l’entusiasmo ed anzi il tempo trascorso sul bus è utile per conoscerci : Grossetani, Senesi, Pisani, Aretini, tutti sorridenti nonostante le poche ore di sonno, fino quando a Lucca sale Andrea con il suo umorismo “Pisano doc” e l’allegria pervade il pullman.
Ad accoglierci Maria ed Elisabetta, del Gruppo FIE di Avigliana, che ci hanno guidato nei boschi intorno alle rive del lago, intrattenendoci con maestria e conoscenza sulle origini moreniche dello specchio d’acqua chiamato Lago Piccolo dove spiccavano il volo cormorani e folaghe, il bosco ci ha condotto al Lago Grande dove navigavano piccole vele e canoe. Maria e Marco nostri compagni di viaggio che di fronte al mio sgomento al pensiero di camminare su passerelle mi hanno “traghettato” in salvo nel sentiero battuto.
Arrivati a sera, dopo aver ritirato il pacco di benvenuto ricco di prodotti tipici ci siamo ritrovati a cena affamati e stanchi ma non meno sorridenti e rilassati.
Il sabato di buon ora siamo partiti per l’escursione delle Torbiere che dal paese sale di 500 metri regalando agli occhi ed al cuore un panorama da ricordare. Ci ha guidato Claudio escursionista piemontese, sempre sorridente e disponibile. Man mano che camminavamo ho potuto sentire, come sempre, la magia del cuore millenario del bosco, che placa tutte le tensioni e ti accoglie come un padre benevolo, ti costringe a rallentare, salire, scendere ribadendo le regole eterne della vita: cambiare passo al bisogno, adeguarsi agli altri, respirare a fondo, fermarsi per riprendere le forze.
Rallenti e incontri nuovi camminatori, belle persone con i quali ha modo di parlare, e riesci in un attimo a scorgere la luce che hanno dentro, luce di vita, di buoni sentimenti, ti fermi e il cane di qualcuno ti raggiunge e si lascia accarezzare, ti lamenti della stanchezza e un’amica ti regala una provvidenziale barretta energetica; questa è la forza del gruppo e lo spirito degli escursionisti: camminare insieme rispettando la natura e porgere una mano a chi ne ha bisogno. Chi ama il contatto con la natura non è mai meschino perché la generosità nasce insieme all’amore per ogni foglia, sasso o bacca che incontrano: la natura li accoglie e loro generosi, ricambiano rispettando ogni forma di vita.
Il bosco è il luogo dove torno bambina, rivedo il mio babbo avanzare, raccontando aneddoti e descrivendo foglie, frutti, fiori; mi ha insegnato a rispettare ogni forma di vita, ad ascoltare il frinire del grillo, il cinguettare del pettirosso, il frusciare del rettile, ad annusare l’aria intorno a me, che cambia profumo quando porta pioggia ed è carica di muschi in autunno, promettendo funghi. Si il bosco è il mio luogo del cuore, dove sai di essere un puntolino nell’Universo ma ti senti protetto ed accolto come in famiglia!
La sera abbiamo vissuto un momento molto toccante: il ricordo di un amico caro per gli escursionisti toscani, Roberto Mazzola, scomparso improvvisamente e prematuramente, non l’ho conosciuto di persona ma, sentendo l’affetto con cui ne parlano tutti e soprattutto, conoscendo, in questa occasione, la dolcezza di sua moglie Paola e del loro figlio Francesco, ho immaginato che brava persona fosse e so che era lì con noi .
Dulcis in fundo, abbiamo assistito e partecipato al ballo provenzale con Maria ed Elisabetta, aggraziate ed infaticabili.
Domenica abbiamo visitato la Sacra di San Michele, edificata su uno sperone roccioso a 962 mt s.l.m. ti strappa un sospiro di meraviglia, quando la scorgi stagliarsi impavida verso il cielo e quasi sognando, immagini gli umili monaci e gli stanchi pellegrini, salire le sue tante scale, per arrivare in chiesa dove, oltre ai numerosi tesori, di trova anche il punto più alto dello sperone roccioso contrassegnato da una targa ”Culmine vertiginosamente Santo”. Dall’alto del portale, riccamente decorato, la testa di un monaco scolpita nella pietra ti osserva ed entrando affreschi e tombe di nobili Sabaudi ti stupiscono, i primi per la bellezza. Il tempo di pranzare e salutare tutti e via di nuovo verso la Toscana.
Nel corpo la stanchezza del fine settimana, nell’anima i sorrisi, gli abbracci la gentilezza dei nostri colleghi piemontesi, negli occhi la bellezza di un territorio, la Val di Susa, che ora conosciamo un po’ meglio e la sentiamo anche un pochino nostra.
Il ritorno a casa si vela di malinconia al momento dei saluti con la promessa di sentirsi e vedersi presto in cammino.
Denia Pescini
Emozionati e incuriositi, abbiamo preso il treno da Firenze per raggiungere la meta del Raduno Federale 2025 della Federazione Italiana Escursionismo: Avigliana che con i suoi laghi quieti e le montagne che li incorniciano, ha dato fin da subito la sensazione di entrare in un luogo dove Natura e Storia convivono in armonia. Il Raduno di escursionismo è stato molto più di un incontro tecnico: un vero ritorno alle radici, un ritrovo di persone unite dalla stessa passione profonda per i sentieri, i boschi e il camminare lento. La mattina del sabato era intrisa di un entusiasmo palpabile: zaini, cartine, sorrisi sinceri e quella luce particolare negli occhi di chi riconosce nei sentieri un pezzo di sé. Le prime strette di mano, i saluti con vari accenti dialettali erano un misto di curiosità e familiarità, come se tutti si conoscessero da sempre, accomunati da centinaia di chilometri percorsi e da un amore condiviso per la natura. In ogni momento si respirava un clima di collaborazione autentica, ma anche di orgoglio nel sventolare la bandiera della propria Associazione. Ogni storia di montagna, ogni aneddoto di gruppo, ogni accorgimento tecnico e culturale era raccontato con passione, come un tassello prezioso di un sapere collettivo che cresce solo se condiviso. E poi il paesaggio, sempre presente: il profilo della Sacra di San Michele che veglia dall’alto, le acque tranquille dei laghi, l’aria fresca della Val di Susa. La Natura e la Storia sono state le protagoniste del fine settimana. La giornata del sabato si è chiusa con una sensazione di pienezza e gratitudine: per i nuovi incontri, per le idee nate spontaneamente, per la comunità che si rafforza e per la consapevolezza che ogni escursionista, tornando ai propri sentieri, porterà con sé un pezzetto di questa esperienza. Non possiamo non ricordare i balli della sera, che ci hanno travolti con entusiasmo grazie alla simpatia, convivialità e cortesia degli abitanti di Avigliana. Alla Rocca di San Michele, tanto sognata ed ammirata nei nostri manuali di Storia, fin da quando eravamo ragazzi, varcare la soglia della chiesa, oppure attraversare il famoso Scalone dei Morti – la scalinata in pietra ricavata nella roccia che conduce alla chiesa – dà subito una sensazione di solennità e rispetto. Quel luogo non è solo un monumento: è custode di secoli di fede, di monaci, di pellegrini.
In alcuni angoli, l’ombra realizzata sembra portare ancora con sé antichi silenzi, leggende, evocazioni di vite trascorse tra preghiera e contemplazione. Visitare la Sacra dà un senso di continuità con chi è venuto prima e un po’ con chi verrà dopo. Un’esperienza intima, raccolta, capace di mettere in pausa il tempo. Sensazioni che si ripresentano e si esperiscono nei “templi della natura”, una corrispondenza empatica tra sentieri ed escursionisti. Il Raduno è risultato un tesoro quindi di sensazioni ed esperienze che rimarranno nei nostri cuori, e che con entusiasmo condivideremo con i nostri soci.
Giampiero Giannozzi e M. Cristina Baldi

