Che partenza col botto per questa avventura così coraggiosa e impegnativa! Immagina: una squadra di appassionati, il Gam Vallio Terme, che decide di affrontare una gara di livello Nazionale presso la suggestiva località Gaver, in provincia di Brescia, il 6 luglio 2025. Una sfida che richiede non solo preparazione fisica e mentale, ma anche tanto spirito di squadra, volontà e amore per il territorio. Questa gara, voluta con grande passione, ha come obiettivo principale quello di dare risalto alla nostra disciplina, la marcia di regolarità, che da anni la FIE Federazione Italiana Escursionismo promuove e pratica con successo su tutto il territorio nazionale. La marcia di regolarità, infatti, è una disciplina sportiva che unisce camminate organizzate, rispetto dei tempi e dei segni, e tanta passione, e rappresenta un modo unico per scoprire e valorizzare i territori, promuovendo un modus operandi attivo e sostenibile. L’idea ha radici lontane, già ad agosto 2024, quando Claudio, durante una delle tante uscite tra le montagne del Gaver, propone di organizzare questa gara. La sua idea nasce dal desiderio di mettere in luce questa disciplina, spesso poco conosciuta, e di coinvolgere più persone possibili, anche attraverso l’uso di un territorio ricco di fascino e di storia. L’entusiasmo è alle stelle: si decide di partire con una prima uscita a gennaio, in una domenica con poca neve, per esplorare il percorso e confrontarsi sulle prime idee. Si incontrano amici, volontari e appassionati, e si discute di come suddividere i compiti, con una riunione conviviale che di fatto è momento di confronto e condivisione degli obiettivi. È così che si gettano le basi di questa manifestazione. A febbraio, alcuni componenti del Gam Vallio iniziano tutta la fase di preparazione, con uscite sul campo per decidere il percorso definitivo e pianificare le attività di pulizia dei sentieri, molto importante in questo sport come in tutti quelli in cui il bosco è il cuore di una competizione. La neve, però, si fa desiderare: le condizioni climatiche non sono favorevoli e rallentano i lavori di preparazione. Ma la voglia di fare e di portare avanti il progetto non si ferma: si pensa ai premi, alle persone da coinvolgere, ai dettagli logistici come i punti di ristoro e i cartelloni segnaletici. Ogni giorno, tra telefonate, incontri e spostamenti, si lavora con passione, consapevoli che organizzare una gara di questa portata particolarmente decentrata rispetto alla sede naturale richiede impegno, tempo e anche un po’ di sacrificio economico, perché la partecipazione volontaria e il supporto di sponsor sono fondamentali. Nel frattempo, si pensa anche di ampliare l’offerta della manifestazione, inserendo anche l’escursionismo, perché la nostra disciplina si basa sui principi della regolarità, ma può essere declinata in molte forme diverse. La nostra convinzione è che più siamo, meglio è: la collaborazione tra appassionati, volontari e associazioni locali può fare la differenza. La promozione dell’evento sul territorio, anche attraverso i social e il passa parola, diventa una priorità, perché la marcia di regolarità, pur essendo uno sport che richiede attenzione e precisione, è anche un’attività molto sociale e divertente. Ricordiamoci che la F.I.E. ha una lunga storia di promozione di questa disciplina, praticata da decenni in tutta Italia, con l’obiettivo di avvicinare le persone alla natura, alla cultura locale e a uno stile di vita attivo e sano. L’organizzazione si fa sempre più intensa, si cercano sponsor, si contattano volontari, si pianifica la promozione sul territorio, anche se il Gaver non è proprio dietro l’angolo. La passione per la marcia di regolarità unisce tutti, e anche se a volte può sembrare uno sport misterioso o un po’ snob, in realtà è fatto da persone simpatiche, attente ai segni e ai tempi, ma senza ombra di dubbio amichevoli.
Arriva la settimana che precede la gara e, purtroppo, le previsioni meteo non sono delle migliori: pioggia e temporali sembrano voler mettere alla prova la nostra determinazione. Ma gli organizzatori non mollano: il sabato mattina, sotto un diluvio, si esce comunque per tracciare i percorsi e segnare i punti di controllo. Finalmente, nel pomeriggio, un po’ di sole fa capolino, anche se l’ansia per il brutto tempo, potrebbe bloccare la manifestazione (successo proprio agli organizzatori del Trofeo Ravasio) è sempre presente. Fortunatamente, il cielo rimane clemente e la giornata si conclude senza pioggia, regalando a tutti un premio inatteso.
La partenza della gara è stata caratterizzata da un ritmo iniziale piuttosto sostenuto, con la media degli atleti seniores che sembrava un po’ troppo veloce rispetto alle aspettative. Subito dopo il via, si è risalito rapidamente un tratto di pineta che si trovava a fianco del rifugio, in direzione della piana del Gaver. Questo primo tratto, di circa venti minuti, ha permesso di apprezzare un paesaggio suggestivo, tra alberi secolari e un’atmosfera di calma e concentrazione. La pendenza di questa prima fase era moderata, e la media oraria si è mantenuta facilmente sotto controllo, grazie anche alla presenza di leggeri saliscendi che hanno reso il percorso vario e stimolante. Dopo aver attraversato la pineta, si è raggiunta la zona ai piedi della pista della Misa, dove si colloca il primo punto di controllo. Qui, gli atleti hanno dovuto affrontare una salita subito impegnativa, che si è rivelata una vera e propria prova di resistenza. La salita, non è nient’altro che una “nera” dello sci, definizione nota per la sua pendenza accentuata lo sforzo richiesto è notevole, soprattutto perché fino a quel momento i partecipanti non avevano ancora “rotto il fiato”. I primi minuti di ascesa sono stati particolarmente impegnativi, con pendenze che non concedevano respiro e con tratti di recupero molto brevi. Le carvate, ovvero le sezioni di percorso ricavate rispetto alla massima pendenza, sono state ben accolte, e i polpacci hanno ringraziato per il supporto. La salita non ha lasciato spazio a troppi lussi, ma ha offerto scorci di paesaggio e un senso di sfida personale. Durante questa fase, alcuni atleti hanno dato un’occhiata ai compagni di gara più avanti, cercando di valutare la propria posizione, anche se, essendo ancora nei primi, tutti i concorrenti partiti prima di noi erano ormai stati superati. Arrivati in cima, si è pensato di aver concluso questa impegnativa salita, ma in realtà si è dovuto affrontare un tratto del settore successivo con una pendenza leggermente inferiore, che però, vista la media oraria nettamente superiore, ha richiesto il massimo impegno. Questa breve ma intensa fase, di circa 5-6 minuti, ha messo a dura prova le gambe e la concentrazione, richiedendo uno sforzo mentale e fisico notevole. Dopo questo tratto si è potuto godere di un benefico ristoro, collocato nel momento giusto, anche se le temperature non erano elevate: circa 18°C, ideali per recuperare senza sudare troppo. Il ristoro, posizionato in un punto strategico, ha permesso di di rilassarsi qualche minuto, ammirando la conca del Cadino, un panorama mozzafiato che ha regalato un momento di pace e di contemplazione. Successivamente, si è iniziata una discesa di alcuni minuti su un prato, che in inverno dovrebbe essere una pista di discesa che ha portato alla seconda ascesa dii giornata: che conduceva fino alla sterrata che conduceva alla Corna Bianca. Questa salita, di media difficoltà, si è presentata come una combinazione tra tratti scoscesi con repentini cambi di pendenza. Iniziava a questo punto il 5° settore che, con un discreto sforzo, faceva guadagnare il passaggio sotto l’iconica Corna Bianca. L’ultimo settore si è rivelato particolarmente impegnativo dal punto di vista della media oraria. Per almeno una quindicina di minuti, il ritmo è stato difficile da mantenere, perché tutto il percorso si è svolto tra un sentierino stretto, circondato da mughi e sassi, che richiedeva la massima concentrazione. Ogni passo doveva essere preciso, ogni attenzione massima, perché il terreno era irregolare e pieno di ostacoli naturali. Questa fase ha richiesto uno sforzo mentale e fisico notevole, con continui cambi di direzione e la necessità di adattarsi alle asperità del terreno. Terminato questo tratto, si è attraversato un prato aperto, che ha offerto un po’ di respiro, prima di immettersi su una sterrata più facile. In alcuni punti, questa sterrata si è anche presentata cementata, con pendenze molto ripide, che hanno richiesto attenzione e controllo per non perdere velocità o equilibrio. Ora, la difficoltà principale sembrava essere alle spalle, e si poteva godere di un percorso più fluido e meno impegnativo. In questa fase, si cominciavano finalmente ad accumulare qualche secondo di anticipo permettendo così alcune pause; questi momenti di recupero sono stati utili per rifiatare, recuperare le energie e per ammirare il paesaggio circostante, con la consapevolezza che presto si sarebbe intravista la Piana. Questa discesa, molto suggestiva, riportava verso il punto di partenza della gara, e il controllo finale era collocato all’inizio dello ski-lift. Qui, gli atleti hanno potuto respirare profondamente, consapevoli di aver portato a termine una prova di grande livello, con tratti di percorso tecnici e paesaggi mozzafiato. La sensazione di aver concluso con successo gara ha lasciato spazio a un senso di soddisfazione e di orgoglio per aver affrontato con determinazione tutte le sfide del percorso.
E all’arrivo dopo aver rifocillato le energie con un buon rinfresco, si iniziano i confronti tra atleti e inizia il toto vincitore. Pian piano vengono esposti i parziali e si inizia a defilare l’immaginario del futuro podio. E come sempre si inizia la festa, spettacolo, strette di mano per tutte le categorie. Che dire buona la prima, sì ma anche una seconda e una terza: perché ogni stagione porta nuovi sogni, nuove storie da raccontare.



